"L'arte rende tangibile la materia di cui sono fatti i sogni"

Mitoraj. Lo sguardo – Humanitas – Physis: Sculture contemporanee in mostra tra Storia e Natura



Ventisette le opere in mostra di Igor Mitoraj, grande artista polacco, all’interno del progetto “Mitoraj. Lo sguardo – Humanitas – Physis”, una mostra “diffusa” sul territorio della Sicilia orientale, che vede le sculture collocate in diverse località.

Il Parco Archeologico Neapolis di Siracusa, l’ex Piazza d’Armi vicina al Castello Maniace di Ortigia, e l’Etna sono i siti che ospitano le opere dialogando con esse, dando luogo alla fusione della storia di questi luoghi con il profondo significato delle sculture che, realizzate dall’artista tra il 1983 e il 2014, si connettono con il territorio diventando co-protagoniste e portatrici di emozioni e significati.

Da qui il termine “Humanitas” scelto per il titolo della mostra, che vuole far riferimento ai valori dell’umanità e alla società vissuta dall’uomo, mentre “Lo sguardo” ci invita a guardare ciò che abbiamo dinnanzi attraverso una riflessione interiore, un’introspezione che ci permetta di metterci in relazione al mondo in cui viviamo.

Il termine “Physis”, invece, nell’antico mondo greco era la natura, e vuole essere un rimando alla realtà primordiale, al principio del tutto, a quella natura con cui l’uomo in origine ha imparato a convivere, rispettandola, per costruire la propria civiltà.

L’esposizione, di
rilevanza internazionale, non vuole porre l’accento sul valore estetico delle
opere, ma portare ad una riflessione sull’uomo e sul suo destino nel mondo e
nella storia, evidenziando come sculture contemporanee si collochino
perfettamente in luoghi costruiti millenni fa, celando concetti validi allora
ma anche oggi.

Il Teatro greco e l’Anfiteatro romano, all’interno del Parco Archeologico Neapolis, sono in particolare perfetti scenari per le opere di Mitoraj, perché sono luoghi di rappresentazioni teatrali, in cui vanno tutt’oggi in scena drammi che hanno come protagonista l’esistenza umana.

Lungo il percorso dell’area archeologica sono collocate venticinque delle ventisette sculture in mostra, e la Testa Addormentata, l’Eros Bendato, il Torso Ikaria Grande, Ikaro e Dedalo sono solo alcune di queste.

La Testa Addormentata, realizzata in bronzo nel 1983, è posta in un luogo consacrato anticamente al culto dei defunti, e interessante è il messaggio di cui è portatrice: la coscienza potrà anche morire, ma la vera vita prosegue, perché bisogna guardare oltre le bende, oltre le apparenze. Come riporta la descrizione dell’opera «la Testa Addormentata, in un luogo di tombe, finisce per consegnarci un messaggio di autentico risveglio. La vera libertà è quella che vede e dunque comprende».

Vicino al Teatro greco, invece, si può ammirare il Torso Ikaria Grande, opera che l’artista realizzò nel 2002 e che rappresenta Ikaria che, planata sulla terra, si è tolta le ali cessando di essere un’Idea e divenendo un essere vivente che affronta il mondo. Il torso è possente ma ha assorbito le fragilità della condizione umana: «il coraggio e la paura, l’immaginazione e il disincanto, la sincerità e la bugia».

Ikaria Grande è la scultura che si erge maestosa a Ortigia, vicino al Castello Maniace. Realizzata in bronzo nel 2001 e alta ben 6,45 m, svetta senza testa e senza braccia, ma accompagnata dalle sue ali. Ikaria ha davanti a sé un mare carico di storia, perché quello è un luogo dove diversi popoli si sono succeduti: dai greci ai romani, dai bizantini ai normanni, dalla corte di Federico II di Svevia agli aragonesi, agli spagnoli. «Ikaria è un simbolo di conoscenza, di coraggio e di consapevolezza, è il coraggio delle donne, delle madri, delle figlie che sorreggono la Storia per mutarla e migliorarla di generazione in generazione: tenaci, coraggiose, spesso invisibili ma forti, visionarie, rivoluzionarie. Non riuscirà mai più, la mano che ne afferra la caviglia, a frenarne il percorso di libertà». L’Etna è alle sue spalle, e Ikaria dialoga idealmente con la testa di Teseo collocata sulle rocce laviche del vulcano, ma è anche testimone delle albe e dei tramonti che si susseguono giorno dopo giorno.

La mostra viene presentata tuttavia anche attraverso una nuova chiave di lettura delle opere dell’artista, incentrata sui quattro elementi della natura: Aria, Acqua, Terra e Fuoco. Dalla Terra provengono il marmo e il bronzo, materiali che lo scultore ha lavorato con cura anche attraverso l’uso del Fuoco, che gli ha permesso di modellare le sculture in metallo. L’Acqua è l’elemento che circonda l’isola di Ortigia, ma rievoca anche quella di Ikaria, isola greca cara a Mitoraj tanto da essere soggetto di molte opere. L’aria, infine, è quello spazio vitale in cui le sue figure alate possono librarsi.

Opera che racchiude in sé tutti e quattro gli elementi è quella che conclude la mostra, collocata sul versante sud-est dell’Etna a 1700 m d’altezza: il Teseo Screpolato.

«Teseo arriva dal mare come la Montagna e, come la Montagna, Teseo è fatto di fuoco e di roccia, di metallo e di acqua, di aria e di terra». Il volto sembra crollare sotto i colpi del vento che lo investe, ma la sua pelle di bronzo resiste, nonostante i tagli, le screpolature e le lacerazioni. Teseo ammira il mar Jonio che si scorge in lontananza, ed è immerso in un ambiente che sembra non cambiare nel tempo ma che la natura crudele e generosa modifica silenziosamente. «Teseo è l’arte forgiata dalla materia e che aspira a tornare nella materia, è il sigillo di un lungo viaggio nella Storia e l’impegno a rinascere».

La mostra è visitabile fino al 25 ottobre 2025.

                                                                                                                      Mary Bua

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